Regolamento recante l’impiego di guardie giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana, che transitano in acque internazionali a rischio pirateria.

Rodin

E’ di questi giorni la notizia della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del “Regolamento recante l’impiego di guardie giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana, che transitano in acque internazionali a rischio pirateria.“.

La norma che era da lungo tempo attesa è finalmente arrivata e come si suole dire la montagna ha partorito il topolino.

I solerti funzionari del Ministero dell’Interno, che come noto non hanno mai visto un canotto in vita loro, di concerto con il Ministero della Difesa (quello che per intenderci sta abilmente gestendo la vicenda dei due marò) e con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono riusciti a creare l’ennesima aberrazione burocratica.

Si tratta in concreto di 11 articoli che ancorché letti singolarmente dimostrano la totale confusione mentale del legislatore ovvero la cattiva fede con la quale egli ha legiferato impedendo di fatto il ricorso al settore privato della sicurezza.

1. gli articoli 1 e 2 sono una litania di “visto…”,  “ritenuto…”, “sentito…” finanche “udito…”   di tutti soggetti governativi possibili e immaginabili; di tutti tranne di chi ne ha una esperienza diretta con il risultato scontato di aggiungere alla lista di “noti” incompetenti altri incompetenti ma questa volta “insospettabili”.

2. “Nei casi in cui il Ministero della difesa abbia reso noto all’armatore che non e’ previsto l’impiego dei Nuclei militari di protezione, possono essere svolti da guardie giurate.” Parte così l’articolo 3 definendo subito chi gestisce il gioco e di chi sia la palla per giocare… E’ ovvio che tale subalternanza impedisce qualsivoglia pianificazione industriale (ABC per fare impresa…) e rende di fatto tutto quanto esteso negli articoli successivi un mero esercizio normativo ma non un utile supporto alla esecuzione di una attività importante per la sicurezza economica nazionale.

3. l’articol0 5 di ispirazione napoleonica si sofferma su concetti come regolamento di servizio, art. 52 legittima difesa, nomina del responsabile del gruppo che deve essere comunicato al Questore e tante altre piccole quanto inutili amenità burocratiche. Nessun riferimento invece sulle Regole sull’Uso della Forza… E già perchè ciò avrebbe voluto dire per il legislatore prendersi una responsabilità definendo aprioristicamente il perimetro normativo dell’azione dei Team di sicurezza, magari fornendo una copertura normativa ad ombrello tale da essere portata in giudizio se e quando si ci si fosse trovati nella necessità di legittimare in un aula di tribunale il proprio operato. Ma tant’è …

4. Gli articolo 6 e 7 trattano degli armamenti  e sono un altro concentrato di sciocchezze di questo regolamento. Si parla di armi cedute in “comodato d’uso” dall’armatore ai sensi degli articoli 28 e 31 del TULLPS dimenticando che in Italia non esiste il “comodato d’uso” delle armi. Si parla di “armi anche a funzionamento automatico” confondendo il “recupero diretto o indiretto dei gas” e il  semiautomatismo che ne deriva, con il funzionamento “automatico” determinato dall’azione di bloccaggio che il selettore di tiro effettua sul dente di ritegno della scatola di scatto.  Dimenticando così anche in questo caso che in Italia le armi a funzionamento automatico sono vietate. Si perde poi il senso della misura quando sprecando carta e inchiostro si definiscono ferree modalità con cui le armi dovranno essere custodite ma non si capisce come il controllo di tale custodia potrà essere effettuato da parte delle onnipresenti autorità competenti.

5. L’artico 8 tratta delle modalità di “Imbarco e sbarco delle armi nei porti degli Stati confinanti con le aree a rischio pirateria” e obbliga l’armatore ha comunicare la cosa al Questore delle provincia in cui ha sede l’armamento sull’apposito modello messo a disposizione dall’Ufficio competente …  sarebbe francamente più interessante che il legislatore ci dicesse non “che dobbiamo comunicarlo al questore di Napoli o di Genova”, ma come “dobbiamo fare” a imbarcare e sbarcare armi quando ci troviamo in Oman, o a Djibouti, in Tanzania o magari in Arabia Saudita o perchè no in India…

6. L’articolo 9 ci ricorda invece che siamo tutti sotto la responsabilità del comandante; in formazione importante se desidero sposarmi su di una nave da crociera o se voglio sporgere reclamo per il mio gintonic troppo agitato ma non shakerato, ma ovviamente non mi dice a chi fa riferimento l’apice della catena di comando, chi decide quando entrare in azione, chi decide di consegnarmi le armi così diligentemente custodite, a chi fa riferimento la decisione di usare la forza letale, chi dirime una controversia decisionale tra il comandante e il leader del Team in caso di diversità di opinione. Anche in questo articolo il legislatore ha perso l’occasione per guadagnarsi una fettina di stipendio

7. L’articolo 10 è una reiterazione dei concetti espressi 2 articoli prima e non aggiunge niente di utile alla causa.

8. l’artico 11 è la giusta chiusura di un regolamento, datato 28 dicembre 2012, nato vecchi e morto prima ancora di riuscire a entrare in funzione e per il quale non si commetterebbe alcun vilipendio se ci si trovasse ad arrossire durante la firma, ministro Cancellieri…

La Francia stia pure tranquilla, la nave tonniera TorreGiulia continuerà ancora per parecchio tempo a battere bandiera francese…

Antonio de Felice

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3 risposte a Regolamento recante l’impiego di guardie giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana, che transitano in acque internazionali a rischio pirateria.

  1. raffaele ha detto:

    Genti.mo De Felice pur essendo d’accordo con Lei sui solerti signori funzionari e che qualcosina in più avrebbero potuto scrivere, credo, tuttavia, che la norma sia un grande balzo in avanti e non sia proprio così limitata come mi sebra che Lei stia sostenendo. Le motivo la mia affermazione per i seguenti motivi:
    1 . con l’art. 3 nonostante metta dei bei paletti, instrada sul personale da selezionare e trovo interessante l’attenzione prestata a colororo che “abbiano prestato servizio nelle FF.AA., anche come volontari, con esclusione dei militari di leva”
    2. e’ vero che non vengono dettate le regole d’ingaggio però è anche vero che le stesse cambiano in funzione dei teatri ove si trova ad operare “negli ambiti individuati dal decreto del Ministro della difesa” (seppur comunque sempre molto simili quindi delle linee guida potevano starci ma probabilmente il legislatore non se l’è sentita per non commettere errori).
    3. con gli artt. 6 e 7 si si parla di comodato d’uso delle armi ma viene anche specificato che sono cedute alla nave dall’armatore. Tra l’altro è vero che le armi automatiche non possono essere acquistate a livello personale(quindi vietata la vendita individuale in italia) ma il legislatore ha, questa volta, ben pensato che invece che per la difesa di una nave possa essere utile infatti il limite imposto è 7.62 x 51 (presumo nato) che se la memoria non mi inganna è paragonabile al calibro dell’MG ed altre “armi automatiche” (anche se forse a mio avviso sarebbe stato meglio un 12.7 ma comunque è già una bella potenza di fuoco con un’ottima gittata) e non credo si stia inve facendo confusione tra armi automatiche o semiatumatiche.
    4. per le modalità citate dall’art. 8 anche qui credo che non possa dare una direttiva ben precisa perchè ogni stato avrà la propria procedura quindi sarà necessario prendere accordi magari anche tramite autorità diplomatico-consolare, laddove presenti e quindi, essendo la nave territorio nazionale, diventa obbligatorio notiziare “napoli o genova”. su questo punto ovviamente Lei avrà molta più esperienza di me anzi io non ne ho proprio e quindi ha ben presenti tutte le criticità che ci possono essere e quindi fa molto bene a manifestare il suo disaccordo.
    5. io sono d’accordo che le guardie giurate siano “funzionalmente” dipendenti dal comandante ma in caso di crisi lui sa bene che si può fidare dell’ufficiale della sicurezza e\o del capo squadra . . . però anche qui manco di vera esperianza operativa e quindi mi è difficile vedere e capire che un comandante non autorizzi l’impiego del team se la nave è sotto minaccia.
    6. sicuramente per gli articoli 10 ed 11 non c’è nulla da aggiungere al suo commento.
    mi permetto comunque di concludere che, tutto sommato, non mi sembra male per essere un decreto nato da una nazione che si sta accostando,a livello giuridico, a questo campo e può diventare un buon trampolino di lancio per i vari “aggiustamenti” che saranno necessari.
    ovviamente non essendo nè avvocato nè un legislatore e non avendo la sua esperienza quello che ho scritto in primis non vuole assolutamente essere una critica su ciò che ha scritto e rimane un mio modesto parere e per ciò giudicabile ed opinabile.
    e comunque Viva la tonniera Torre Giulia
    Raffaele

    • Antonio de Felice ha detto:

      Egregio Raffaele,
      capisco che “il meglio” è nemico del “bene”, ma dopo 4 anni di discussione (3 con il governo Berlusconi e 1 con il governo Monti) francamente quanto prodotto è assolutamente insufficiente sia in termini quantitativi che in termini qualitativi.
      Il vero punto debole del regolamento è l’assenza di copertura giuridica per gli operatori privati di sicurezza; da uno Stato con la Esse maiuscola mi aspetto rigorosi controlli ma anche il coraggio di perimetrare preventivamente lo spazio d’azione concesso a chi opera in contesti così complessi. Il richiamo all’art. 52 è troppo vago e generico tenuto conto che ci troviamo chiaramente in una parte del pianeta dove le regole per la sopravvivenza sono diverse dal centro di Roma. Giusto per essere concreti è obbligo del legislatore “serio”, definire quando sia legittimo l’uso della forza letale verso chi si abborda a 40 nodi all’ora armato di kalashnikov e RPG7; del resto se per i NMP vengono definiti a priori caveat e regole d’ingaggio, non vedo perchè per gli operatori privati non si possano definire le regole sull’uso della forza.
      Un cordiale saluto

      • raffaele ha detto:

        Egregio De Felice,
        letto ed interpretato in questo modo non posso che darLe assolutamente ragione, anche perchè lì immagino siano delle vere e proprie azioni di guerriglia con tutti i “mezzi” (sarebbe più corretto dire armi) del caso ed in loro possesso. speriamo solo che al tavolo di lavoro riescano a “partorire” qualcosa di veramente positivo nell’interesse dei team, degli equipaggi e di un stato questa volta con la Esse maiuscola e di coordinare al meglio le migliori procedure per l’entrata in vigore del Decreto … e perchè no anche le linee guida per un decreto un pò più “Serio” e che tuteli al meglio tutti gli operatori coinvolti.
        cordialmente
        raffaele

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